Le piante officinali in Lombardia







Niccolò Mapelli nel 2001 ha ricevuto un incarico da parte dell’Istituto Sperimentale per l’Assestamento Forestale e l’Alpicoltura (ISAFA) di Trento, per realizzare un’indagine sui produttori e coltivatori di piante officinali nella Regione Lombardia.

 

La ricerca è stata condotta e coordinata dalla Dr.ssa Carla Vernder, di cui si riporta la premessa alla pubblicazione, ed è disponibile in download al termine della pagina.

 

 

L’opportunità di eseguire un’indagine sullo stato della coltivazione delle piante officinali nel nostro paese è nata dalla constatazione che gli ultimi dati riguardanti questo settore risalivano a quasi 10 anni fa (Report piante officinali, stime 1992- edito dall’ISMEA), mentre le ultime stime riguardanti le superfici investite ad officinali nei vari paesi europei e quindi anche in Italia, erano state pubblicate alla fine del 1997, grazie ad uno studio finanziato dalla CEE (Bezzi A., Concerted Action AIR3-CT-94- 2076). Si avvertiva quindi la necessità di raccogliere e di aggiornare le conoscenze su questo settore che, pur se piccolo, a causa della frammentazione dei produttori, dell’elevatissimo numero di specie coltivate e delle specificità regionali, è piuttosto complesso.

Oltre alla stima delle superfici investite che, in quanto tale, pressappoco conferma la modesta

consistenza di questo tipo di coltivazioni in Italia, dalle risposte più o meno dettagliate raccolte con le interviste, sono emerse numerose informazioni di tipo strutturale, tecnico e di mercato (prezzi), utili ad una più approfondita conoscenza di questa realtà, che seppure marginale nel panorama dell’agricoltura italiana, rappresenta un segmento a cui molti soggetti guardano con grande interesse.

La precisione con cui gli intervistati hanno risposto alle domande è stata molto variabile, sia in

funzione della collaborazione offerta dalle singole persone intervistate, sia della determinazione dell’intervistatore. In linea generale vi è stata una certa reticenza e le risposte più dettagliate sono state fornite dai piccoli produttori, mentre i grandi, nella maggior parte dei casi, non hanno fornito informazioni di particolare interesse. Ciò trova una spiegazione oltre che nella naturale diffidenza che ognuno ha nei confronti delle interviste, anche dal fatto che, occupando queste colture un settore di nicchia, qualunque nuova tendenza è in grado di influenzare notevolmente sia il mercato che i prezzi e le trovate veramente innovative, o le impennate nella richiesta di qualche specie nuova, sono tenute, a buona ragione, gelosamente segrete.

Sebbene con quest’indagine non sia stato preso contatto con la totalità dei produttori di piante

officinali, ma solo con un campione, sia perché qualche azienda è sfuggita al rilevamento ed allo stesso tempo alcune grosse aziende del settore non hanno fornito la loro collaborazione, si ipotizza tuttavia, che i risultati ottenuti possano essere rappresentativi della realtà che è stata indagata.

Si ringraziano vivamente tutti coloro che hanno collaborato all’esecuzione di quest’indagine, fornendo le informazioni che hanno reso possibile la compilazione del presente lavoro.

Si ringrazia inoltre il Ministero per le Politiche Agricole e Forestali per aver messo a disposizione i fondi con cui quest’indagine è stata realizzata, augurandoci che i risultati emersi contribuiscano a mettere meglio a fuoco le problematiche del settore per individuare soluzioni che ne favoriscano uno sviluppo più duraturo, così come sta avvenendo in altri paesi dell’Unione europea.

 

Dr. Carla Vender

 

 

 



Indagine sulle piante officinali in Italia