IGT "Terre Lariane"







L’indicazione geografica tipica “Terre Lariane” è stata riconosciuta dal ministero delle politiche agricole nel corso dell’anno 2008.

L’IGT per le vigne delle province di Como e di Lecco, era in cantiere fin dal 2004 per iniziativa e volontà delle Province di Como e di Lecco.
 
Il riconoscimento dell’Indicazione Geografica Tipica per i vini prodotti nel territorio lariano potrà consentire ai viticoltori di acquistare diritti di reimpianto per incrementare le superfici a vite e di accedere a diverse forme di finanziamento per gli investimenti nel settore.
 
La Fondazione Fojanini di Studi Superiori di Sondrio, già attivamente presente sul territorio con attività di assistenza tecnica altamente qualificata, è stata incaricata dalle due Province di condurre un biennio di studi e di raccolta dati, per costituire il materiale necessario a supporto dell’istanza di riconoscimento.
 
Ruralp ha collaborato a questo progetto eseguendo i rilievi e le campionature di uve destinate alle microvinificazioni nel territorio della Brianza lecchese, la più importante dal vista produttivo e di maggiore estensione vitata e realizzando inoltre  il censimento e mappatura dei vigneti presenti nella provincia di Lecco.
 
L’areale di produzione proposto per l’IGT “Terre Lariane” copre infatti il territorio circostante al Lario, la sponda settentrionale del Ceresio e la fascia collinare che abbraccia la Brianza, i laghetti morenici e l’olgiatese, per un totale di 195 comuni, di cui 126 in provincia di Como e 69 in provincia di Lecco.
 
Tale territorio, estremamente vario al suo interno e ricco di alcuni dei paesaggi più belli dell’ambiente alpino e prealpino, si pone idealmente come elemento di continuità tra le circostanti realtà vitivinicole del Canton Ticino, della Valtellina e delle colline bergamasche.
 
La viticoltura nel territorio intorno al lago di Como e nelle colline brianzole ha origini molto antiche. Se ne trovano numerosi riferimenti sia nei testi romani che nel corso del Medio Evo e dell’età moderna. Per secoli questi territori hanno prodotto vini (considerati leggeri e rinfrescanti), sia per l’autoconsumo locale che per il mercato, soprattutto di Milano.
 
E’ però a partire dal 1800 che le testimonianze si fanno più sistematiche e scientifiche, grazie anche all’azione della Commissione Ampelografica, che ha lasciato una precisa elencazione delle decine di vitigni presenti localmente nella seconda metà del XIX secolo (tra cui la celebre Verdesa, tradizionale vitigno bianco della zona).
 
Il declino della viticoltura, a partire dalla fine del 1800 è stato segnato da diversi fattori: da un lato la comparsa di nuove malattie e parassiti (in particolare la fillossera e la peronospora) che hanno falcidiato i vigneti, prima che si riuscisse a trovare efficaci rimedi; dall’altra l’affermarsi, in alternativa alla vite, della coltura del gelso per l’allevamento dei bachi da seta; infine il diffondersi dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione di gran parte del territorio.
 
Attualmente nelle province di Como e di Lecco i vigneti coprono una superficie compresa tra i 70 e i 100 ettari. Le maggiori estensioni sono concentrate nella zona di Montevecchia, nella Brianza lecchese, dove sono presenti oltre 50 ettari di vigneti, con conduzione professionale. Estensioni interessanti si trovano anche nell’alto Lario, dove il Domasino risente dell’influenza della vicina viticoltura valtellinese, e dove negli ultimi anni si sono visti forti segnali di ripresa d’interesse da parte dei viticoltori.
 
Anche nella parte occidentale della provincia di Como, sia sulla sponda del Ceresio che nelle colline dell’olgiatese, si osservano segni di ripresa, grazie alle favorevoli condizioni orografiche ed all’influenza esercitata dalla contigua viticoltura ticinese.
 
A dispetto della limitata estensione cui si sono ridotti i nostri vigneti, tutti gli studi indicano che le condizioni climatiche ed ambientali presentano ottime potenzialità per il rilancio di una viticoltura di qualità.
 
Tuttavia a questo sviluppo si oppongono limiti ed ostacoli di natura economica e normativa. Infatti la maggior parte delle aziende viticole sono di dimensioni troppo piccole e di struttura troppo antiquata per poter affrontare le sfide poste dal mercato.
 
D’altra parte il quadro normativo comunitario consente di incrementare le superfici vitate e di affrontare i necessari investimenti solo in presenza di denominazioni riconosciute (IGT, DOC o DOCG).
 
Il riconoscimento della IGT “Terre Lariane” può costituire una prima risposta per il superamento di tali difficoltà.

 



Disciplinare produttivo "IGT Terre Lariane"
Areale di produzione autorizzato